Raw, vegan, slurp: cioccolatini

Raw= crudo.
Vegan= non c’è bisogno di dirlo.
Slurp= leggete la ricetta e capirete il perché.

La mia più grande passione da sempre è la lettura, va da sé che la lettura di riviste e libri di cucina mi manda in estasi.
Recentemente sto leggendo delle riviste lituane, piene di idee da leccarsi i baffi e con sapori e accostamenti tanto lontani da quelli cui siamo abituati che in un certo modo ti fanno “rivisitare” le conoscenze e ti spingono a cercarne di nuove e osare.
La ricetta che mi ha ispirato stavolta è di chiara origine mediorientale, ed era stata pubblicata in una versione “lituana” mantenendo l’utilizzo dei datteri. Io invece, che avevo una bella scorta di fichi secchi preparati amorevolmente da mio nonno (per supplire alle preparazioni ancora più amorevoli della mia cara nonnina), ho pensato di sostituire i datteri – che avevo finito -.
Si tratta di cioccolatini che possono essere paragonati ai truffles o tartufi, ma hanno una texture incredibile, a metà strada tra la scioglievolezza di certe palline industriali che la pubblicità d’inverno ci presenta spesso, e il chunky del miglior fudge di origine anglosassone.
La bellezza in questo caso sta in due elementi fondamentali: il primo è che occorrono pochissimi ingredienti, e probabilmente molti tra noi già li hanno disponibili nella propria dispensa (beh, se no basta fare un salto ad acquistarli e non ve ne pentirete, parola di golosona doc), e il secondo è che ci vogliono veramente 5 minuti 5.
E poi, volete mettere qualcosa di crudo, con meno consumo energetico per l’ambiente e maggiore energia pura per il nostro organismo?

Ingredienti: una tazza di noci (io ho usato le nocciole del bosco 😉 ), una tazza di mandorle non salate, due tazze e mezza di fichi secchi (i miei erano già “conditi” con una mandorla tostata al centro e un po’ di buccia di limone), una tazza di cacao amaro in polvere, 1-2 cucchiai di caffè istantaneo o di caffè tritato molto finemente, un pizzico di sale, un pizzico di vaniglia Bourbon in polvere. Latte di soia q.b. (se necessario) e mandorle a lamelle.

mandorle tritate e nocciole - La Cucina del Bosco

mandorle tritate e nocciole – La Cucina del Bosco

Procedimento: mettere nel Bimby la tazza di noci e la tazza di mandorle e tritare, 10 secondi velocità 6/7.
Aggiungere la polvere di cacao, la polvere di caffè ed il pizzico di sale, e la vaniglia. Dare uno o due colpi di Turbo e poi trasferire in una coppa, mettere da parte.

mix di frutta secca tritata e "polveri" - La Cucina del Bosco

mix di frutta secca tritata e “polveri” – La Cucina del Bosco

fichi secchi - La Cucina del Bosco

fichi secchi – La Cucina del Bosco

Inserire i fichi secchi nel boccale e tritare, 10 secondi velocità 7. Rimuovere e mettere da parte.
Inserire nuovamente nel boccale il mix di frutta secca e cacao e, con le lame in movimento (1 minuto velocità 1/2) versare dal foro poco alla volta i fichi secchi. Continuare finché non è tutto amalgamato e se l’impasto non si attacca versare cucchiai di latte di soia, poco alla volta, finché non si raggiunge la consistenza desiderata.
Sistemare l’impasto su carta stagnola schiacciandolo, dovrà essere alto 4-5 cm. circa. Premere con le mani finché non è piatto e cospargere di mandorle a lamelle. Mettere in frigo per un’ora.

spalmare bene l'impasto... - La Cucina del Bosco

spalmare bene l’impasto… – La Cucina del Bosco

Una volta fuori dal frigo tagliare a quadrotti. Si possono sistemare in una scatola di latta (tipo quella dei biscotti danesi al burro) all’interno di un foglio di carta da forno. O anche in un barattolo di vetro con chiusura ermetica.
Si conservano in frigo per almeno 2 settimane e in freezer per almeno 2 mesi.

Attenzione: danno dipendenza!! 😉

pronti per il frigo! - La Cucina del Bosco

pronti per il frigo! – La Cucina del Bosco

p.s.: al posto dei fichi si possono utilizzare i datteri che essendo ancora più sticky renderanno il composto molto più simile al fudge. Ovviamente al posto delle nocciole si può utilizzare qualunque altro tipo di frutta secca. Enjoy!

Crudo, che passione!

L’idea del crudismo può spaventare perché i condizionamenti culturali riguardanti la necessità di cuocere i cibi sono fortissimi. Ma non è obbligatorio diventare crudisti al 100%: già un aumento delle verdure crude basterebbe per avere dei benefici significativi.

Ormai da milioni di anni l’uomo civilizzato, o almeno definito tale, cuoce i propri pasti. Tuttavia, negli ultimi tempi molti nutrizionisti hanno puntato il dito contro le cotture prolungate e scorrette, soprattutto bollitura e stufatura prolungate. Anche vari studi hanno confermato i rischi connessi ad un eccessivo riscaldamento dei cibi e ad una cottura sbagliata. Ecco perché potrebbe essere utile una rivalutazione del crudismo, almeno parziale ma significativa.
I primi crudisti furono i nostri lontani antenati, per necessità, ma all’inizio del Novecento vari studiosi sottolinearono l’importanza dei cibi crudi e vitali.

I pionieri del crudo
Il primo fu probabilmente Maximilian Bircher-Benner (1867-1939), un medico svizzero che si curò l’itterizia con mele crude e che verificò il valore di questa dieta, ben digeribile e ben tollerabile, anche su altri pazienti con serie problematiche di digestione. Fu così che il medico cominciò una rivalutazione dei cibi crudi: si deve proprio a lui il celebre muesli.

Anche il medico di origine tedesca Max Gerson (1881-1959) ebbe un percorso simile. Sofferente di mal di testa, Gerson volle cercare una soluzione alimentare. Una dieta di solo latte peggiorò la situazione, ma un’altra a base di mele crude si dimostrò risolutiva. Il medico consigliò la frutta cruda a pazienti affetti da varie malattie, anche serie, e notò un miglioramento. Intuì allora che il cibo crudo restituiva all’organismo la capacità di autoguarigione. Da parte sua, il dentista americano Weston Price girò per il mondo per scoprire come vivevano i cosiddetti “primitivi” e le popolazioni isolate. Si accorse che questi non conoscevano malattie degenerative di nessun tipo, nemmeno la carie. Dai suoi studi emerse che presso tutte queste popolazioni la dieta aveva caratteristiche comuni: cibi semplici, freschissimi, senza sostanze chimiche e per lo più crudi. Insomma in netto contrasto con una dieta a base di alimenti raffinati, trattati chimicamente e cucinati troppo.
Tutti e tre i pionieri concordavano quindi sull’importanza del cibo crudo, e non erano i soli. Eppure rimasero per lo più inascoltati. In realtà, il crudismo rivela molti punti di forza.

Avvicinarsi al crudismo
L’idea del crudismo può spaventare perché i condizionamenti culturali riguardanti la necessità di cuocere i cibi sono fortissimi. Ma non è obbligatorio diventare crudisti al 100%: già un aumento delle verdure crude basterebbe per avere dei benefici. Secondo Bircher-Benner basterebbe il 50%, mentre per il dottor Guiseppe Cocca, esperto di crudismo e di digiunoterapia (www.vivocrudo.it), la percentuale dovrebbe salire al 70.
Il medico propone un avvicinamento graduale al crudismo – ancora più progressivo per i vegani, il cui equilibrio è più delicato -. “A volte la transizione è difficile” spiega Cocca “ed è necessario qualche aggiustamento, perciò serve la gradualità; ma poi si ha un aumento dell’energia e un arretramento dell’età biologica, una vera e propria inversione dell’invecchiamento”.
Vale quindi la pena adottare questa scelta alimentare, da lui definita “uno strumento per stare bene”, necessaria per restituire energia all’organismo: “mangiando male si richiede più energia per digerire, perciò ne resta meno per le altre funzioni: la vita e la pulizia degli organi”.

Ecco perché dovremmo capovolgere la nostra immagine di un primo piatto seguito da un secondo con contorno e trasformare quel contorno in un piatto forte: verdure crude, frutta e semi oleosi devono essere i veri protagonisti, e il resto solo un contorno. Già un’insalata abbondante prima del pasto favorisce la digestione dei cibi che si assumeranno in seguito. Importante anche l’apporto di germogli e semi oleosi; volendo, il tutto può essere completato da latte e formaggio crudi, tuorlo crudo; per i non vegetariani, anche pesce e carne crudi, adeguatamente trattati.
Per quanto riguarda l’impiego della frutta, Cocca fa alcune raccomandazioni. Prima di tutto, la frutta di cui disponiamo oggi è molto cambiata rispetto agli albori dell’umanità: è più zuccherina e meno vitaminica, mentre allora era piccola, acidula, molto vitaminica e ricca di semi. Perciò non si può più pensare di farne l’alimento base quotidiano. L’altra considerazione riguarda le modalità di consumo. La frutta, spiega il medico, è un alimento esplosivo che concentra molta energia, perciò va consumata lontano dai pasti, altrimenti si ferma nello stomaco, gonfia e fermenta. Quindi l’ideale è mangiarla prima dei pasti principali, ed evitarla comunque se l’intestino non è sgombro.

Opinioni crudiste
La dottoressa Laura Gogioso, specialista in scienze dell’alimentazione, ritiene che nel crudismo ci siano molti aspetti positivi e qualche limite: a suo parere, infatti, il crudismo vegano non riesce a soddisfare il bisogno di proteine, e lei consiglia infatti anche integrazioni di pesce crudo. Un po’ diversa invece la posizione del dottor Luciano Proietti, pediatra che si occupa di ricerche sulla nutrizione non convenzionale (vegetariana, macrobiotica, vegana, etc.) in età pediatrica. Secondo Proietti il crudismo vegano è fattibile, con l’apporto di semi oleosi (che coprono il fabbisogno di grassi), oltre che di cereali e legumi germogliati. Però non si può prescindere da un’integrazione di vitamina B12. Tuttavia il medico sconsiglia di protrarre a lungo una dieta strettamente vegana.

Spazio al crudo
Per chi vuole dare più spazio al crudo, ecco le raccomandazioni di Laura Gogioso. La mattina si comincia con una crema Budwig. Per gli spuntini di mattina e pomeriggio va benissimo la frutta fresca o secca. I pasti si aprono con abbondanti porzioni di verdure crude, essenziali per facilitare la digestione. Fondamentale anche l’apporto fornito dai germogli. Si possono consumare cibi cotti, ma con attenzione alle modalità di cottura perché, spiega la Gogioso, “tutto ciò che si cuoce troppo non è digeribile e provoca tutta una serie di problemi, a cominciare da quelli immunitari”.
Perciò spazio a cotture leggere e senza grassi – da aggiungere alla fine -.
Anche chi soffre di colite può avvantaggiarsi del crudismo, a patti che prima sfiammi l’intestino. All’inizio, la dottoressa consiglia un paio di settimane con centrifugati freschi, che hanno un basso contenuto di fibre. “Bisogna riabituare l’intestino a piccole dosi” spiega. “Queste fibre sono prebiotici che all’inizio provocano fastidi, gonfiori e malesseri. E poi, mangiando più verdure, bisogna bere di più perché le fibre vanno idratate bene, altrimenti danno fastidio”.
Infine, non dimentichiamo di masticare a fondo le verdure crude perché solo così vengono assimilate bene dall’organismo.

Genealogia crudista
La crema Budwig è un vero e proprio minipasto tutto crudo e rappresenta una colazione eccezionale. È stata ideata negli anni Cinquanta dalla dottoressa Catherine Kousmine, che la elaborò sulla base di due colazioni “crude” nate negli anni precedenti: quelle di Maximilian Bircher-Benner – presso la cui clinica era stata internista – e quella dell’amica Johanna Budwig, farmacista, alla quale fu dedicata. In sostanza, la crema Budwig rappresenta la sintesi delle due colazioni.
Birchermuesli: latte, fiocchi di avena, succo di limone, nocciole, mela grattugiata.
Linomel della dottoressa Budwig: miele, latte crudo, olio di lino, formaggio magro, frutta e succo di frutto, semi di lino macinati di fresco.
Crema Budwig: ecco la versione “rimodernata” della crema Budwig, da fare nel frullatore: una banana piccola o due cucchiaini di miele, un frutto di stagione, mezzo limone, un cucchiaio di cereali crudi (avena, saraceno, orzo o riso) macinati al momento, un cucchiaio e mezzo di semi di lino macinati al momento, una manciatina di semi oleosi crudi (noci, nocciole, mandorle…), quattro cucchiai di yogurt o di formaggio magro.

Gli enzimi
Sono la forza vitale dei cibi: grazie a loro la frutta matura e i semi germogliano.
Se sottoposti ad un riscaldamento superiore a 45° si distruggono e, dato che sono necessari per la digestione, l’organismo deve intervenire con i propri, diminuendo così le riserve.
Da qui il rischio di indebolirsi e di ammalarsi, e la necessità di inserire nella dieta più cibi crudi che si può.

Roba da crudisti
Per chi vuole dedicarsi al crudismo ci sono alcuni elettrodomestici che possono rivelarsi molto utili per variare i menù quotidiani. Uno è l’essiccatore, con cui si può far seccare la frutta a bassa temperatura e preparare semplici dolci: utile anche per il pane degli esseni (vedi ricetta).
L’altro è l’estrattore di succhi, con cui si può “spremere” l’erba di grano e preparare squisite creme spalmabili o gustosi gelati senza zucchero.


RICETTE

Il pane degli esseni
Gli esseni, setta ebraica vissuta nel II secolo d.C., sono considerati precursori del crudismo.
Questo pane è facilmente realizzabile disponendo di un essiccatore o di un forno elettrico a basse temperature; in caso contrario bisogna sperare in una calda giornata asciutta.
Fate germogliare 250 grammi di kamut o di farro. Tritateli finemente, meglio se con un tritacarne perché così si ottiene una pasta liscia. Impastate il composto aiutandovi con un po’ d’acqua e stendetelo con le mani in una teglia ricoperta con carta da forno. A questo punto dovete farlo asciugare in forno per varie ore ad una temperatura di 45° circa, oppure in un essiccatore. Potete anche esporre la teglia al sole, se questo è abbastanza forte.

Torta libica
150 grammi di datteri snocciolati; 100 grammi di noci sgusciate; 200 grammi di fichi secchi; due cucchiai di miele; un cucchiaino di semi di anice
Spezzettate la frutta secca e mettetela nel vaso di un mixer. Tritatela bene. Mescolatela poi con il miele e l’anice. Radunate il composto in una ciotola e lavoratelo finché non diventa pastoso. A questo punto foderate una teglia con carta da forno e distribuitevi il preparato. Ricoprite con carta da forno e disponete un peso sulla superficie del dolce. Lasciate riposare per qualche ora prima di tagliare la torta a quadretti e di gustarla con un infuso di scorze di mela.

Infuso di mela e menta
Mettete a bagno in acqua tiepida un po’ di bucce di mela bio per una notte e qualche foglia di menta fresca spezzettata. La mattina successiva filtrate.

Castagnaccio crudo
300 grammi di farina di castagne, 60 grammi di pinoli sgusciati, tre cucchiai di miele, due cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale q.b.
Mescolate la farina di castagne con 300 ml. circa di acqua ed il miele. Dovete ottenere un impasto più sodo di quello che si fa comunemente; se è troppo sodo unite ancora poca acqua, se è un po’ morbido aggiungete un po’ di germe di grano. Foderate una teglia con carta da forno e stendetevi il composto aiutandovi con le mani. Lasciatelo asciugare al sole per varie ore, girandolo qualche volta. Alla fine tagliatelo a quadretti e servitelo.

[tratto da Terra Nuova, maggio 2009, pagg. 16-18; di Giuliana Lomazzi]

L’essiccazione e le tartine di semi di lino (2)

Dicevo quindi che avrei eliminato parte della mucillagine prodotta dai semi di lino durante il loro “bagnetto notturno”.

parte dei semi di lino nel colino per eliminare l'acqua in eccesso (ma lasciare la mucillagine)

parte dei semi di lino nel colino per eliminare l’acqua in eccesso (ma lasciare la mucillagine)

Dicevo “parte” perché in realtà va eliminato solo il liquido in eccesso, mentre la mucillagine deve rimanere per fungere da “collante” naturale per le tartine.

Una volta colati, ho inserito i semi di lino nel boccale del Bimby (perché vanno tritati finemente) insieme a:
– mandorle a lamelle
– una manciata di bacche di coriandolo;
– un pizzico di fiocchi di peperoncino essiccato;
– un cucchiaino raso di zenzero in polvere;
– qualche semino di senape;
– semi di sesamo;
– due o tre foglie tritate di erba cipollina essiccata;
– un cucchiaino raso di curry;
– un pizzico di fleur de sel.

semi di lino e condimento con aromi vari

semi di lino e condimento con aromi vari

Ho ultimato con un cucchiaino di capperi piccoli di Pantelleria (sotto aceto, colati).

capperi di Pantelleria per concludere in bellezza e gusto! ;-)

capperi di Pantelleria per concludere in bellezza e gusto! 😉

Ho tritato finemente (1 min. vel. 10) e ottenuto l’impasto che andrà poi sistemato su un foglio di carta da forno nel vassoio dell’essiccatore.

trito di semi e aromi pronto! :-)

trito di semi e aromi pronto! 🙂

La carta forno nell’essiccatore può anche essere bagnata, tanto si asciugherà pian piano. Io però l’ho lasciata com’era, senza bagnarla, per evitare di far aumentare ulteriormente l’umidità (che, dato il clima, è già in percentuale troppo alta per i miei gusti… 😉 ).
Versare il trito sulla carta da forno e livellarlo per renderlo il più sottile possibile ma della consistenza desiderata per le tartine. Considerare che quanto più doppio sarà, tanto più ci vorrà per farlo essiccare, anche perché non bisogna mai superare la temperatura di 45°. Potete controllare di mezz’ora in mezz’ora la consistenza del trito “secco” fino a quando non pensate che vada bene.
Dopo, procedere con il “taglio” o a quadrotti, o con l’ausilio di coppapasta o formine per biscotti.

Al momento il mio “trito” è in essiccazione, posterò una foto con le tartine pronte!

Buon appetito!