Verdure recuperate – e la dispensa sempre piena [parte I]

Il cibo, se non ve ne siete ancora accorti, costa e ha un impatto notevole sul bilancio economico, soprattutto se ci si ostina nell’acquisto al supermercato e di prodotti di marca, dove possibilmente la maggior parte del costo non è per la materia prima bensì per pagare gli stipendi al produttore, al distributore, e l’energia elettrica per permettervi di vedere i prodotti sugli scaffali. Va poi anche detto che se la pubblicità a volte ci dice che un prodotto è sano, buono, bio, e chi più ne ha più ne metta, chissà nella maggior parte dei prodotti che non lo sono cosa mai ci sarà.

Detto questo, è possibile anche se si ha un piccolo balcone o persino in un angolo della cucina, posto che abbiate una finestra da cui entri un po’ di luce, creare un piccolo orticello o comunque recuperare delle verdure e provare a farle crescere e.. sì, mangiarle. Se poi alcune cresceranno troppo e non avrete spazio – o, probabilmente, voglia – portatele nella prima aiuola o nei giardini e… sì, piantatele.

Ma prima, tentar non nuoce, e non siate pigri, dovete sapere che da normali pezzi di verdura che normalmente usate e gettate, si può con tutta la naturalezza di questo mondo ricavare una nuova pianta e nuovo cibo.

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L’insalata, la lattuga, e buona parte delle Brassicacee (cavoli, per intenderci) sono facili da far crescere. Al posto di buttare la base con un po’ di foglie laterali, ponetele in una vaschetta con un po’ d’acqua alla base. Mettete la vaschetta in un punto della cucina dove arrivi un bel po’ di luce. Spruzzate un po’ d’acqua sulle foglie un paio di volte la settimana (non è poi così tanto eh?!).
Dopo neanche una settimana noterete che alcune piccole radici appariranno nella parte basale che diversamente avreste buttato. Questo significa che potete trapiantare la vostra insalata o il cavolo nella terra. Va benissimo un vaso sul balcone. Del resto ora il fiorista in centro vi vende le Brassicacee a peso d’oro spacciandole per fiori. Solo che sono concimate e non potete neanche mangiarle. Quindi se non mangerete il cavolo cappuccio rosso o la verza, potrete dipingere un bel vaso di terracotta – o farlo dipingere ai bambini in una domenica piovosa e noiosa -, metterci un nastrino intorno, e mettere il vaso fuori la porta d’ingresso come benvenuto, e spruzzare sempre un po’ d’acqua due volte la settimana, e durerà a lungo. Potrebbe anche andare in seme, e allora avrete dei bei semini di cavolo o verza e potrete seminarli nei vasi e partire nel processo da zero, e spiegare ai vostri figli, o ai figli dei vicini, o a quelli dei vostri amici, come funziona. Al gatto no, perché lui lo sa meglio di voi 😉

Stessa cosa avviene con il sedano, che è una delle verdure più facili da crescere da “rifiuti”. Basta tagliare la solita base, stavolta un po’ altina, diciamo 10 centimetri, e metterla in una piccola vaschetta con un po’ d’acqua tiepida. Mettere la vaschetta in piena luce: deve stare più a lungo possibile alla luce per la maggior parte del giorno e per circa una settimana.
Le coste allora si ispessiranno e cominceranno a spuntare le foglie dalla base. Quelle foglie sono esattamente le stesse che solitamente vedete alla fine del vostro bel sedano da supermercato, con la differenza che voi non avete utilizzato terreno, compost o peggio concime, e potete usarlo ogni volta che volete e anche fresco per le insalate (o per uno smoothie detox che va tanto di moda e fa tanto bene). Se non volete utilizzare subito le foglioline, semplicemente trapiantate il sedano in un vaso con un buon terriccio e aspettate che cresca e diventi più lungo e più alto. Se lo terrete all’ombra naturalmente sarà più “bianco”, se lo terrete più al sole le foglie saranno di un bel verde brillante.

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Avete mai provato a far crescere un avocado? No? Peccato, perché è un’esperienza bellissima, anche questa magari da fare con un bambino. Ma potete provarci ora! Prendete il nocciolo dell’avocado, sciacquatelo e inserite, piano, degli stuzzicadenti lunghi per poggiarlo, sospeso, su un vaso contenente dell’acqua. L’acqua deve coprire la base del nocciolo per qualche centimetro.
Il vaso va tenuto in un luogo caldo ma non alla luce diretta; io ce l’ho su una mensola in bagno, dove è anche umido e all’avocado fa bene.
Bisogna controllare lo stato dell’acqua per evitare che vada sotto il nocciolo, e aggiungerla alla bisogna.
Ci possono volere fino a sei settimane per far spuntare il germoglio e le radici. Quando le radici saranno spuntate e toccheranno il fondo del vaso, vanno tagliate a metà: in questo modo si danno maggiori nutrienti al germoglio che crescerà come una bella piantina. Quando spuntano le foglie è il momento di metterlo nel terreno. Quando lo piantate, ricordate di lasciare metà nocciolo fuori dal terreno.
Non credo di aver mai buttato un nocciolo di avocado in vita mia, ma so per certo che almeno un paio adesso guardano il mare da una bella casa sulla costa ligure.

La “verdura” che amo di più far crescere, e che mi dà più soddisfazione, è la patata, sia normale che dolce (batata).
Quando si formano gli “occhi” o i “germogli” perché magari le patate sono state erroneamente conservate, o perché sono state al sole, o semplicemente perché al supermercato non ce le vendono mica fresche, basta tagliare la patata/batata in pezzi ognuno per ogni germoglio, lasciando un po’ di polpa sotto. Questo fa bene alla piantina che crescerà ma anche a chi mangerà la restante parte di quella patata, se sarà possibile, perché le parti con il germoglio contengono elementi nocivi per la digestione.
Il mio metodo è un po’ “grezzo”, nel senso che ho recuperato dei sacchi di juta che ho riempito con il compost, e le mie “patate con germoglio” al posto di metterle nel compost le “butto” direttamente in questi sacchi, e Madre Natura fa il resto.
Voi potete usare un vaso, un sacco della spazzatura, o lo stesso sacchetto del terriccio acquistato al discount, tagliato nella parte superiore se volete tenerlo in verticale in un angolo del balcone, o facendo dei tagli sulla parte larga, tenendolo in orizzontale, piatto, per terra.
Ricordatevi di “piantare” i pezzi di patata con il germoglio verso l’alto. In realtà Madre Natura, ripeto, fa il resto, ma le diamo una mano a far sì che la piantina sia “già in pole position”.
Se possibile lasciate il sacco in un posto dove, se piove, il terreno possa bagnarsi. Magari fate qualche buco con i rebbi di una forchetta verso la parte bassa del sacco – se usate uno della spazzatura, ad esempio – per un po’ di drenaggio in caso di forti temporali.
Per le patate dolci si può anche provare prima con un gioco con i bimbi, che magari avrete fatto anche voi a scuola: tagliare la batata a metà e mettere degli stuzzicadenti nella parte della polpa. Mettere il tutto sospeso in un vaso o una ciotola con dell’acqua. In pochi giorni appariranno le radici e al contempo sulla parte superiore della batata appariranno i germogli. Quando questi ultimi sono un po’ lunghetti, tagliate la patata per il lungo e mettete ogni singolo pezzettino, radice+polpa+germoglio, in un vaso con un po’ d’acqua. O piantateli direttamente.

[continua…]

Insalata magica

E poi ci sono quelle giornate in cui hai fame ma non sai di cosa, e fuori è grigio e ci vuole un piatto colorato che tiri fuori l’allegria.

In frigo avevo un avocado (che adoro) e finalmente sono giunte le dulse, le alghe islandesi – che loro mangiano in particolare in questo periodo, il Þorrablót, in quella sorta di buffet che loro chiamano Þorramatur, una selezione di cibo tradizionale che consiste in particolare di carne e pesce conservati (essiccati, sotto sale, fermentati…) tagliati a fette o pezzi e serviti con il rúgbrauð, un pane di segale spesso e scuro, burro e brennivín (l’aquavite di patate, liquore tipico di Islanda) -.

alga dulse

alga dulse

L’alga dulse [‘dʌls] è così chiamata tra gli anglosassoni, è un’alga rossa della famiglia delle Palmariaceae chiamata Palmaria palmata (Linnaeus) Kuntze, chiamata anche dilliskdilsk (dall’irlandese/gaelico scozzese duileasc/duileasg). Nota in Giappone come Darusu, cresce a ciuffi e abbondante nell’acqua bassa lungo le coste rocciose, dove le acque sono mosse. Si tratta di alghe piccole, con talli alti da 15 a 30 cm. e fronde piatte, lisce e morbide, che si aprono come le dita di una mano. Considerando quanta paura avessi delle alghe quand’ero bambina, mi viene da pensare che la prossima volta in acqua a mare le accarezzerò benevolente 🙂
Il raccolto avviene tra maggio e ottobre a mano durante la bassa marea, vengono poi fatte seccare al sole e al vento, selezionate e impacchettate per la vendita.

La dulse è una buona fonte di minerali e vitamine rispetto ad altre verdure; contiene tutti gli oligoelementi necessari all’essere umano, e ha un alto contenuto proteico.
Si trova comunemente sulle sponde dell’oceano Atlantico ed i mari del Nord da giugno a settembre, e può essere raccolta a mano quando c’è la bassa marea. Al momento della raccolta le piccole lumache, i pezzi di conchiglia ed altre particelle di piccole dimensioni che possono “incastrarsi” tra le foglie dell’alga possono essere lavate nella stessa acqua marina, e poi la pianta viene lasciata asciugare.
In alcuni paesi è utilizzata come foraggio per animali.
Viene comunemente usata in Irlanda, Islanda, Canada e nel nord-est degli Stati Uniti, sia come cibo che per preparare dei medicinali.
Lungo la costa dell’Ulster, dalla contea di Antrim a quella del Donegal, si mangia secca o cotta in modo simile a quello in cui si preparano degli spuntini per un brunch. Viene quindi usata anche in cucina, avendo proprietà simili a quelle di un esaltatore di sapidità).

Ho scoperto la dulse l’estate scorsa in Islanda, dove è chiamata söl. La tradizione vuole che si mangi su un pezzo di pane di segale dove è stato spalmato del burro di fattoria.
Può anche essere saltata in padella per farne delle chips, cotta in forno coperta con formaggio o con salsa, o semplicemente scaldata. Può anche essere utilizzata in minestre, zuppe, panini e insalate, o aggiunta alla pasta di pane o della pizza. Tagliata a cubetti, può anche essere utilizzata al posto del sale in piatti di carne, o al posto del glutammato monosodico.
La dulse contiene iodio, utile quindi in patologie della tiroide.
Viene considerata una delle alghe più yin. Morbida e dal particolarissimo gusto “piccante”, unico nel suo genere, si usa in particolare per preparare zuppe e ottimi condimenti; si combina bene con le cipolle, ottima nei piatti a base di avena e cereali cotti. Dopo un breve ammollo si può aggiungere a diversi tipi di insalate, dando così una nota di colore e al contempo un apporto importante di sostanze nutritive. 

“Le fonti indicano che gli islandesi hanno mangiato la dulse sin dal loro insediamento sull’isola. Questa tradizione deriva probabilmente più dall’Irlanda che non dalla Norvegia, in quanto in Norvegia essa non era comunemente utilizzata. La raccolta va preferibilmente effettuata durante le basse maree in primavera. Va messa a bagno e pulita prima di essiccarla.
In tempi antichi, essa veniva spesso utilizzata nel pane e nel porridge (zuppa d’avena), in quanto i cereali scarseggiavano. Veniva anche cotta nel latte, mangiata con il burro o semplicemente così com’era, secca, come uno snack. Aggiungere l’alga a pezzi nelle zuppe o minestre ne intensifica il sapore.
Un famoso passaggio nella Saga di Egil descrive come uno dei più grandi eroi delle saghe islandesi, il potente Egill Skallagrímsson, decide di digiunare fino alla morte dopo la perdita del suo figlio prediletto, Böðvar. La figlia di Egill, Þorgeður, entra di nascosto nella sua stanza e lo costringe a masticare un po’ di dulse, che gli fa venire così sete che egli accetta un po’ di liquido servito in un corno. Questo liquido era latte, ed Egill vivrà, per morire un altro giorno.”

[Into the North, di Inga Elsa Bergþórsdóttir e Gísli Egill Hrafnsson, Vaka-Helgafell, Islanda, 2013; traduzione mia]

Ma veniamo infine alla mia ricetta di insalata magica, colorata, per i giorni bigi…

insalata magica della cucina del bosco

insalata magica della cucina del bosco

Ingredienti: un avocado, un po’ di alghe miste (predominante la dulse ovviamente!) essiccate, pecorino (io avevo un pecorino aromatizzato al succo di pera, una delizia trovata casualmente in un mercatino dov’era presente FloOfymOofy), insalata russa di rafano.

Procedimento: tagliare l’avocado a quadrotti, scegliere un po’ di alghe (senza esagerare, il consumo medio giornaliero per una persona che non ha problemi alla tiroide e di pressione è al massimo 40 grammi), tagliare il pecorino a scaglie con l’apposito attrezzo. Se si vuole, condire con mezzo cucchiaino raso di olio evo. Accanto, due cucchiai di insalata russa di rafano.

Insalata russa di rafano
Ingredienti: rafano in crema già pronto (si vende all’Esselunga vicino la maionese, nella variante con il tappo verde è puro, nella variante con il tappo blu è mischiato con panna fresca delle Alpi bavaresi, ed è più mild, fate vobis secondo il vostro gusto) o polvere di rafano essiccato (chiamato tout simplement wasabi, in vendita da Naturasì); carotine, pisellini primavera, una patata di media grandezza o due/tre patate novelle, qualche cima e gambo di cavolfiore o broccoli.
Procedimento: in una pentola mettere dell’acqua e versare i pisellini primavera e portare a bollore. Tagliare a quadrotti e versare le carotine, le patate e il cavolfiore (scegliete il grado di cottura che più vi piace, io le lascio piuttosto durette). Non salare!
Se utilizzate il rafano in crema già pronta, scolare le verdure e in una ciotola mischiarle con la salsa di rafano e un pizzico di sale, un pizzico di pepe e un cucchiaio di latte di riso o d’avena per amalgamare meglio. Se utilizzate il rafano in polvere, in una ciotola mischiate mezzo bicchiere di latte di riso o d’avena e un cucchiaino raso di polvere, e un pizzico di sale. Se preferite una salsa più densa aggiungere una punta di agar-agar. Mischiare con le verdure.
Potete aggiungere anche (pochi) semi di senape che daranno un gusto più agrodolce e particolare. O, al posto del sale, usare il gomasio. Senza esagerare, tanto la dulse è già saporita di suo e lega benissimo con tutti gli altri ingredienti 😉

Buon appetito!

insalata magica con insalata russa di rafano... pronta!

insalata magica con insalata russa di rafano… pronta!