Novembre: tempo di crisantemi (in cucina!)

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Chrysanthemum L. è un genere di piante della famiglia delle Asteraceae: esso comprende piante erbacee sia perenni che annuali e originari di diverse parti del mondo. Normalmente coltivati come piante ornamentali, i crisantemi sono anche edibili.
Il nome crisantemo deriva dal greco κρυσάνϑεμον, composto di χρυσός, chrysòs, “oro” e ἄνϑεμον, ànthemon, “fiore”.

Tipico fiore associato al mese di novembre, in Italia infatti soprannominato “il fiore dei morti”, negli altri paesi è chiamato “margherita dai sedici petali” e si usa donarlo in occasioni gioiose: in Cina e Corea, ad esempio, è il fiore dei festeggiamenti.
Più in generale, in Oriente i crisantemi si regalano in occasione di matrimoni e compleanni. Nel Regno Unito per una nascita; in Australia si dona alla festa della mamma; negli Stati Uniti è sinonimo di gioia e positività.

In particolare in Giappone, di cui ne è l’emblema ufficiale, il crisantemo è un simbolo importante: è associato al trono imperiale, che infatti è chiamato “trono del crisantemo” dall’imperatore Go-Toba (XII secolo) e lo si trova persino nello stendardo imperiale. L’attuale stendardo dell’imperatore giapponese è costituito da un crisantemo dorato di sedici petali al centro di uno sfondo rosso.
L’imperatrice utilizza lo stesso simbolo, ma a coda di rondine.
Il principe e la principessa ereditari usano la stessa bandiera solo che il crisantemo è leggermente più piccolo e vi è un orlo bianco al centro.

Esiste anche una leggenda sul crisantemo: in un villaggio una bambina vegliava, piangendo, sulla mamma in fin di vita. Uno spirito le comparve vicino e le donò un fiore di crisantemo, dicendole di donarlo alla Morte poiché gli spiriti avevano concesso a madre e figlia di rimanere insieme ancora per tanti anni quanti erano i petali del fiore.
Quando lo spirito scomparve, la bambina iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime pur lasciandoli attaccati al fiore. Quando la Morte arrivò e vide il fiore, scoprì un numero di petali infinito.

In cucina

Tutti i fiori di crisantemo sono commestibili, tuttavia il loro sapore varia in un range molto ampio da specie a specie, da dolciastro a piccante ad amaro e pepato. Il mio consiglio è di sperimentare con la specie prima di procedere con una ricetta.

La tisana fatta con i crisantemi è forse il cibo più conosciuto in cui il fiore viene utilizzato. Si prepara solitamente con fiori bianchi o gialli delle specie Chrysanthemum morifoliumChrysanthemum indicum.

Si possono utilizzare anche le foglie, in tal senso una verdura tradizionale giapponese è proprio un crisantemo, la specie Chrysanthemum coronarium, conosciuto come Shungiku, il crisantemo delle ghirlande. Ha un sapore delicato che fa sì che le foglie vadano bene insieme ad altre verdure saltate in padella o con il chop suey, nome inglese per un piatto della cucina cinese americana (e anche cucina cinese d’oltremare) composto da carne e uova, cucinato rapidamente con verdure come germogli di soia, cavoli, sedano e appunto le foglie di questa specie di crisantemo, e legato grazie a una salsa addensata dall’amido.
In Giappone questa specie di crisantemo è la più popolare nei giardini.

I fiori del crisantemo possono essere sbianchiti, poi si rimuovono i petali e si aggiungono ai piatti: questo se si vuole un piatto interamente cotto. Naturalmente la sbianchitura è più facile con le varietà dai fiori più grossi (che gli anglofoni chiamano mums, “mamme”) e che hanno quindi petali più “sostanziosi”. Se si utilizzano questi fiori è meglio evitare le foglie e la base del fiore che solitamente è molto amara.

Potete provare anche a preparare il “vino” di crisantemi, utilizzando però solo fiori bianchi e gialli come si fa nella tradizione orientale.

Attenzione! Il piretro, un insetticida a base di piante, viene realizzato dai fiori essiccati di Chrysanthemum cinerariaefoliumC. coccineum. Sebbene sia necessaria una grande percentuale di fiori per produrlo, sarebbe meglio evitare negli individui più sensibili tali specie – e anche in giardino se avete gatti evitare di coltivarli -.
Inoltre, non vanno utilizzati crisantemi acquistati in vivaio che potrebbero esser stati spruzzati con anticrittogamici o concimi chimici.

Una ricetta facilissima e che ben si presta anche al periodo è quella dei crisantemi in pastella, ma dolci.

In una ciotola raccogliete i petali dei crisantemi, facendo attenzione a eventuali residui di terra e insetti. Saranno sufficienti quattro fiori abbastanza grandi per una dozzina circa di dolcetti.
Coprire i petali con grappa, rum, gin o liquore a vostra scelta, dal sapore non troppo prevaricante. Lasciare in macerazione per un’ora circa.
In un’altra ciotola preparate la pastella.
Prima montate a neve l’aquafaba (acqua di cottura dei ceci) da due lattine di ceci precotti aggiungendo 100 grammi di zucchero a velo aromatizzato (vaniglia o altro aroma di vostro gradimento, io ci aggiungo sempre mezzo cucchiaino da caffè di rizoma di Geum urbanum, che ricorda chiodo di garofano e cannella).
Quando l’aquafaba è montata a neve, unire mescolando, poco alla volta, 200 grammi di farina (anche di riso o mais) alternando con un quarto di latte di mandorla o nocciola.
Far riposare per 40 minuti.
Strizzare i petali dei crisantemi, unirli alla pastella, mescolare e poi, a cucchiaiate, versare in padella in olio di semi di girasole caldissimo. Far dorare dai due lati e servire.

Un’altra variante dolce sono le meringhe con i petali colorati: per questa ricetta vanno benissimo i petali dei crisantemi viola o fucsia.
Montare a neve l’aquafaba – come fareste per gli albumi d’uovo – aggiungendo zucchero e aromi a piacere. Prima di procedere alla creazione delle meringhette sulla placca del forno, aggiungete i petali. Evitate di inserirli direttamente sulle meringhe già pronte poiché in forno brucerebbero. Potete utilizzare anche petali essiccati a pezzettini direttamente nell’aquafaba in fase di montatura.

Infine, una ricetta semplicissima e sfiziosa sono i crisantemi al forno. Raccogliere i fiori, i più grandi, controllare minuziosamente residui di terra o insetti tra i petali e disporre i fiori su una teglia. Cospargere abbondantemente di zucchero, distribuendolo anche tra i petali. Volendo, potete usare zucchero aromatizzato o granella di mandorle o altra frutta secca.
Accendere il forno a calore moderato (150° circa) per una decina di minuti.
Trasferire nel piatto da portata e servire subito, magari accompagnando con una ciotolina di crema a base di latte di mandorla.

Infine, naturalmente, potete utilizzare i petali a crudo per tutte le decorazioni immaginabili, sia dolci che salate!

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© Eleonora Matarrese 2019 – Tutti i diritti riservati