Coriandolo

Il coriandolo (Coriandrum sativum), prezzemolo cinese conosciuto anche con il nome spagnolo cilantro, è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Apiaceae (o Umbelliferae).
Appartiene alla stessa famiglia del cumino, dell’aneto, del finocchio e, naturalmente, del prezzemolo.
Coriandrum è una parola latina citata da Plinio (nella Naturalis Historia) che ha le sue radici nella parola greca corys o korios (cimice), seguita dal suffisso -ander (somigliante), in riferimento alla supposta somiglianza dell’odore emanato dai frutti acerbi o dalla pianta spremendo o sfregando le foglie.

I fiori sono bianchi, riuniti in infiorescenze ad ombrello. I frutti sono diacheni aromatici.

Nelle civiltà mediterranee il coriandolo trovò impiego fin nell’antichità come pianta aromatica e medicinale; in alcune tombe egizie viene raffigurato come offerta rituale. Il suo utilizzo da parte dei Micenei è attestato nelle tavolette in lineare B, dove appare definito già come ko-ri-a-ndo-no.
I Romani lo utilizzarono moltissimo ed Apicio ne fa la base di un condimento chiamato appunto Coriandratum.
Secondo Plinio (Naturalis Historia, XX, 82) mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole si poteva far sparire il mal di testa e prevenire la febbre.
Dai semi rivestiti di zucchero prendono nome i coriandoli di Carnevale, in un secondo momento palline di gesso, ora dischetti di carta multicolori.

Del coriandolo si utilizzano soprattutto i frutti che nascono in giugno/luglio.
La raccolta delle ombrelle, recise insieme al loro gambo, deve avvenire al mattino presto quando il coriandolo è ancora umido di rugiada. Vanno quindi essiccate subito altrimenti con il tempo perdono molte proprietà. Le ombrelle vengono quindi riunite in mazzi ed appese in luoghi ombreggiati, quando sono ben essiccate si battono all’interno di un sacchetto per separare i frutti dai peduncoli che li sostengono. I frutti si conservano poi in recipienti di vetro. I semi si dovrebbero conservare interi poiché la polvere di coriandolo perde aroma molto facilmnete.

Nonostante il coriandolo sia originario dei paesi del Mar Mediterraneo, le foglie fresche ed i semi essiccati vengono utilizzati prevalentemente dalle cucine indiana e latino-americana. In Europa oggi è tornato in auge al seguito di quelle culture culinarie.
Numerosissimi sono gli impieghi culinari del coriandolo. Entra nella preparazione di alcuni salumi, insaporisce carne, pesce e verdure, ma profuma anche biscotti, confetti, ed il pampepato; i semi vengono utilizzati come spezia. Questi sono meno piccanti delle foglie, sono dolci con un lieve sapore di limone. Macinati, i semi di coriandolo costituiscono uno degli ingredienti del curry e del garam masala.
Le foglie, in Oriente, sono utilizzate al posto del prezzemolo.
A Tenerife si usa nel Mojo Verde (salsa). In passato, in Italia, lo si trovava nella mortadella.
Nella città di Monte San Biagio ed in alcuni paesi sulla costa jonica della Basilicata il seme di coriandolo viene utilizzato per condire l’impasto della salsiccia.

Le radici vengono utilizzate in particolare nella cucina thailandese per preparare un condimento di base insieme a aglio e pepe.

In erboristeria può essere utilizzato come infuso contro i dolori di stomaco ed è consigliato anche per problemi di aerofagia e per le emicranie; aiuta la digestione ed ha una funzione antidiarroica.
In Sri Lanka le popolazioni tamil utilizzano i frutti per la preparazione di un decotto che, dolcificato con il miele, si assume per alleviare la tosse.

Le prime foglie del coriandolo si possono raccogliere già dopo il primo mese dalla semina. Io le ho raccolte e sistemate in freezer, e le utilizzo come condimento all’occorrenza.

Ama frequenti innaffiature (io tendo ad innaffiarlo quando la terra nel vaso è secca), e ama un’esposizione non molto assolata.
Non presenta problemi particolari e, come molte altre piante aromatiche, non fa parte del menù dei comuni insetti.

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