Borragine

Borragine 31/05/2011

La mia vicina di casa mi ha appena regalato quintali di borragine, amorevolmente coltivata nel suo orto, di anno in anno, recuperando i semi (quindi tutto rigorosamente biologico).

La borragine, o Borago officinalis, è una pianta annuale che cresce allo stato spontaneo nei paesi mediterranei. Proveniente dall’Europa e dal Nord Africa, è naturalizzata in molte parti del Nord America.

È conosciuta per i suoi bellissimi fiori blu brillante a forma di stella.
Contiene fitoestrogeni associati con il suo uso tradizionale per aumentare il latte materno nelle puerpere e per regolare la funzione ormonale.
Questa azione riequilibratrice può avere un’influenza diretta sullo sviluppo del seno, che possiede recettori di estrogeni che attirano naturalmente gli ormoni femminili prodotti naturalmente dal corpo grazie all’effetto dei fitoestrogeni. Ma non c’è assolutamente nessun pericolo di una “overdose di estrogeni”!
I fitoestrogeni stimolano semplicemente la produzione ormonale quando questa è carente – e sono totalmente sicuri e privi di effetti collaterali, al contrario degli ormoni sintetici. In realtà, i fitoestrogeni non sono veri e propri ormoni (avete mai sentito di piante con gli ormoni?) ma solo sostanze naturali che regolano la produzione ormonale.
Stimolando la produzione di estrogeni buoni, i loro effetti sullo sviluppo del seno potrebbero essere ben visibili sin dalle prime settimane d’uso.

Altre caratteristiche e proprietà:  quest’erba è ricca di minerali essenziali quali calcio e potassio, acido palmitico e tannini, e acidi grassi essenziali Omega-6 – acido gammalinoleico (24%) e acido linoleico (38%) -, necessari ad una corretta funzione cardiovascolare e a mantenere pelle ed unghie sane.
L’olio di borragine è stato utilizzato per curare l’artrite reumatoide, eczemi, psoriasi, disfunzioni coronarie, pressione alta e colesterolo alto.

La borragine è:

– galattogena: aumenta il latte materno nelle puerpere;
– l’olio aiuta a regolare gli ormoni e ad abbassare la pressione del sangue;
– semi ricchi di acido gammalinoleico – ottimo per la pelle e per la sindrome premestruale -;
– stimolatore delle ghiandole surrenali (due piccole ghiandole poste sopra i reni e che rilasciano nel sangue vari ormoni importanti) – la borragine agisce come agente ricostituente sulla corteccia surrenale, il che  significa che rivitalizza e rinnova le ghiandole surrenali dopo trattamenti medici con cortisone o steroidi. C’è crescente bisogno di rimedi che aiutino queste ghiandole ad affrontare lo stress a cui sono esposte, sia internamente che esternamente. La borragine può essere usata come tonico per le ghiandole surrenali per un certo periodo di tempo. È quindi usata per regolarizzare le funzioni surrenali e ghiandolari;
– nervina – ricostituisce l’energia del sistema nervoso -;
– tonica – ottima per ridurre la febbre e ridare vitalità dopo una lunga malattia – grazie al suo alto contenuto di minerali;
– sia i fiori che le foglie sono ricche di potassio e calcio e quindi ottimi purificatori del sangue e tonici;
– rafforza il cuore e sostiene la funzione cardiovascolare;
– diuretica – agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di aumentare la secrezione di urina, e l’eliminazione di tossine e di scorie attraverso le urine;
– espettorante – agisce sul sistema immunitario e la sua reattività grazie alla sua abilità di facilitare la rimozione di secrezioni di catarro dalla mucosa broncopolmonare e causare l’espulsione di muco dal tratto respiratorio;
– erba salina e rinfrescante che cura i tessuti irritati e danneggiati – usata per curare infezioni di bocca e gola (in colluttorio) e pelle secca (in poltiglia o impacco);
– blando sedativo e calmante per il sistema nervoso – usata contro l’ansia e lo stress -;
– antidepressiva – agisce sul sistema nervoso grazie alla sua abilità di prevenire, curare o alleviare la depressione. Gli erboristi antichi la prescrivevano a questo scopo;
– anti-infiammatoria – utile contro malattie polmonari come la pleurite, e la peritonite, contiene un composto che, applicato localmente, aiuta ad alleviare condizioni infiammatorie come l’eczema;
– diaforetica – agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità di aumentare la sudorazione e promuovere l’eliminazione delle tossine attraverso la pelle. Usata anche per assistere il sistema immunitario grazie alla sua proprietà febbrifuga (cioè l’abilità di scacciare la febbre). Un buon rimedio per raffreddore ed influenza e soprattutto durante la convalescenza. Il tè alla borragine è ritenuto ottimo per ridurre le febbri alte se preso caldo. Alla sua azione diaforetica viene anche attribuito l’effetto antidoto contro vari veleni, soprattutto di serpente ed insetto;
– blando lassativo – agisce sul sistema digestivo grazie alla sua abilità di causare l’evacuazione intestinale senza irritazioni e crampi -;
– emolliente – agisce sul sistema immunitario grazie alla sua abilità di curare e proteggere ed ammorbidire i tessuti a cui è applicata.

In cucina la borragine è un’erba con un sapore simile a quello del cetriolo.
Infatti le foglie fresche sono utilizzate nelle insalate per sostituire i cetrioli (chef avventurosi usano le foglie, appena scottate in acqua bollente, nelle insalate come sostituto per gli spinaci freschi), nelle minestre e zuppe cui aggiunge un sapore caratteristico, e per insaporire il tè freddo e bevande di frutta.

I fiori sono usati nelle torte e in altre preparazioni dolciarie come guarnizione delicata e mantengono il colore dopo la cottura al forno.

Come tisana, la borragine ha un ottimo sapore, delicato, ed effetti calmanti che la rendono perfetta come tisana della buonanotte.
I fiori possono anche essere canditi o congelati in cubetti di ghiaccio per aggiungere un tocco festivo ai punch o ai drink freddi.
Si possono anche semplicemente aggiungere freschi alle bevande. Gli antichi romani furono i primi ad usare la borragine in questo modo, aggiungendola al vino. Il vino alla borragine era ritenuto un antidoto alla tristezza!
La parola celtica borrach significa proprio “coraggio”. Infatti la borragine, aggiunta al vino, veniva usata appunto anche dai Celti per dare coraggio ai guerrieri per affrontare i nemici in battaglia.
Gli antichi Greci invece la usavano per curare i mal di testa da sbronza.
La borragine incoraggia anche l’allegria (con tutto quel vino con cui veniva usata! :D ).

Era tradizionalmente usata per decorare le case per i matrimoni. Il nome gallese per la borragine, llawenlys, significa infatti “erba della contentezza”.

Contiene alcaloidi pirrolizzidinici con attività epatotossica-genotossica e carcinogenica.
Può provocare lesioni simili a quelle della cirrosi epatica
, ma l’olio di semi di borragine ne è privo, quindi non vi sono problemi in tal senso.

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Gelso

Una settimana fa, o forse più, ho fatto un bel giro nei campi e ho scoperto due alberi di gelsi bianchi a “confine” tra due terreni. E subito mi sono ricordata di quando, bambina, da sola mi avventurai e andai a mangiare gelsi neri direttamente dall’albero. Quando mia madre mi vide lanciò un urlo.. effettivamente, davo l’impressione di aver sgozzato con i denti un vitello (non sia mai), o che insomma perdessi sangue tra volto e mani.
Scoperto l’arcano, mi raccomandò solo di non esagerare con il mangiarne nelle ore più calde della giornata: mi avrebbero causato mal di pancia e fastidi intestinali (un po’ come farebbero le ciliegie, ed io aggiungerei col senno di poi tutti i frutti zuccherini in generale).

Poi ieri la fantastica “leonessa di Narnia” (la chiamo così ma di leonino non ha nulla, se non il cognome che per gli appassionati di C. S. Lewis sarebbe davvero una scoperta), ovvero la mia vicina-confinante, mi ha detto che nel suo campo c’è un albero di gelsi “inutilizzato”.. e mi ha invitata a raccoglierne le more. Qui è nata una mezza diatriba filo-glottologica, perché noi in famiglia abbiamo sempre detto “i gelsi” intendendo i frutti (e naturalmente “il gelso” l’albero), come per il nocciolo e le nocciole. Qui invece, complice il dialetto forse, si chiamano more. Ma allora le more come le chiamano?
Ma ecco spiegato tutto (a tutto c’è rimedio!): il nome botanico della famiglia dei gelsi è Morus, quello delle more è Rubus, così more di gelso (mi suona ancora strano ma mi ci abituerò) e more di rovo.

Ecco alcune ricette che proverò a fare con le more di gelso…

Salsa di more di gelso
500g di frutta, 1 bicchiere di aceto di vino rosso, 1 bicchiere di vino rosso
Mettere tutto a bollire mescolando frequentemente. La cottura verrà protratta fino a quando la salsa risulterà addensata. Serve per accompagnare carni bianche e insaporire pesci bolliti.

Marmellata di more di gelso
1 kg di more di gelso, 500 gr. di zucchero
Lavare le more in acqua fredda e metterle a cuocere in una pentola per lameno 15 minuti. Poi aggiungere lo zucchero e continuare a cuocere per un’ ora e mezza. A fine cottura, aggiungere la buccia del limone grattugiato. Invasare ancora calda e capovolgere i vasi.

Grappa di mora
1 litro di grappa, 100 g di more di gelso nero, 2 cucchiai di zucchero
Cospargere le more di gelso con lo zucchero e lasciatele macerare per un giorno in un recipiente capiente. Versare sui frutti la grappa e chiudere il vaso. Lasciare in infusione per 15 giorni in luogo caldo, ma non soleggiato, agitando spesso. Trasferire in cantina e lasciate riposare per altri 15 giorni. Filtrare bene e lasciare stagionare per 2 mesi prima di consumare.
P.S: Anche le more di Morus Alba possono essere usate per la preparazione di questa grappa, la quale risulterà profumata ma priva di colorazione.

Liquore di more di gelso
600 gr. di frutti, 300 gr. di zucchero, 500 gr. di alcool.
Mettere le more, lo zucchero e l’alcool in un vaso ed esporlo al sole per 4 giorni, agitandolo ogni tanto per far sciogliere lo zucchero. Mettere quindi il vaso al buio in un luogo asciutto per 40 giorni. Prima di consumare il liquore, è bene lasciarlo invecchiare per due mesi.

Coriandolo

Il coriandolo (Coriandrum sativum), prezzemolo cinese conosciuto anche con il nome spagnolo cilantro, è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Apiaceae (o Umbelliferae).
Appartiene alla stessa famiglia del cumino, dell’aneto, del finocchio e, naturalmente, del prezzemolo.
Coriandrum è una parola latina citata da Plinio (nella Naturalis Historia) che ha le sue radici nella parola greca corys o korios (cimice), seguita dal suffisso -ander (somigliante), in riferimento alla supposta somiglianza dell’odore emanato dai frutti acerbi o dalla pianta spremendo o sfregando le foglie.

I fiori sono bianchi, riuniti in infiorescenze ad ombrello. I frutti sono diacheni aromatici.

Nelle civiltà mediterranee il coriandolo trovò impiego fin nell’antichità come pianta aromatica e medicinale; in alcune tombe egizie viene raffigurato come offerta rituale. Il suo utilizzo da parte dei Micenei è attestato nelle tavolette in lineare B, dove appare definito già come ko-ri-a-ndo-no.
I Romani lo utilizzarono moltissimo ed Apicio ne fa la base di un condimento chiamato appunto Coriandratum.
Secondo Plinio (Naturalis Historia, XX, 82) mettendo alcuni semi di coriandolo sotto il cuscino al levar del sole si poteva far sparire il mal di testa e prevenire la febbre.
Dai semi rivestiti di zucchero prendono nome i coriandoli di Carnevale, in un secondo momento palline di gesso, ora dischetti di carta multicolori.

Del coriandolo si utilizzano soprattutto i frutti che nascono in giugno/luglio.
La raccolta delle ombrelle, recise insieme al loro gambo, deve avvenire al mattino presto quando il coriandolo è ancora umido di rugiada. Vanno quindi essiccate subito altrimenti con il tempo perdono molte proprietà. Le ombrelle vengono quindi riunite in mazzi ed appese in luoghi ombreggiati, quando sono ben essiccate si battono all’interno di un sacchetto per separare i frutti dai peduncoli che li sostengono. I frutti si conservano poi in recipienti di vetro. I semi si dovrebbero conservare interi poiché la polvere di coriandolo perde aroma molto facilmnete.

Nonostante il coriandolo sia originario dei paesi del Mar Mediterraneo, le foglie fresche ed i semi essiccati vengono utilizzati prevalentemente dalle cucine indiana e latino-americana. In Europa oggi è tornato in auge al seguito di quelle culture culinarie.
Numerosissimi sono gli impieghi culinari del coriandolo. Entra nella preparazione di alcuni salumi, insaporisce carne, pesce e verdure, ma profuma anche biscotti, confetti, ed il pampepato; i semi vengono utilizzati come spezia. Questi sono meno piccanti delle foglie, sono dolci con un lieve sapore di limone. Macinati, i semi di coriandolo costituiscono uno degli ingredienti del curry e del garam masala.
Le foglie, in Oriente, sono utilizzate al posto del prezzemolo.
A Tenerife si usa nel Mojo Verde (salsa). In passato, in Italia, lo si trovava nella mortadella.
Nella città di Monte San Biagio ed in alcuni paesi sulla costa jonica della Basilicata il seme di coriandolo viene utilizzato per condire l’impasto della salsiccia.

Le radici vengono utilizzate in particolare nella cucina thailandese per preparare un condimento di base insieme a aglio e pepe.

In erboristeria può essere utilizzato come infuso contro i dolori di stomaco ed è consigliato anche per problemi di aerofagia e per le emicranie; aiuta la digestione ed ha una funzione antidiarroica.
In Sri Lanka le popolazioni tamil utilizzano i frutti per la preparazione di un decotto che, dolcificato con il miele, si assume per alleviare la tosse.

Le prime foglie del coriandolo si possono raccogliere già dopo il primo mese dalla semina. Io le ho raccolte e sistemate in freezer, e le utilizzo come condimento all’occorrenza.

Ama frequenti innaffiature (io tendo ad innaffiarlo quando la terra nel vaso è secca), e ama un’esposizione non molto assolata.
Non presenta problemi particolari e, come molte altre piante aromatiche, non fa parte del menù dei comuni insetti.